Avevo 16 anni, una precoce esperienza nella gioventù cattolica e nei movimenti studenteschi e la fortuna di essere contemporaneo di un tempo terribile, ma esaltante. I simboli e i miti, che avrebbero riempito gli anni a venire, li avevo attuali e a portata di mano, non ancora adulterati dalla traduzione apocrifa che spesso in seguito ne alterò i contorni. Erano archetipi di modelli etici espressi con la convinzione della necessità di testimoniare fino in fondo la speranza nell'uomo nuovo. Parlo dei bonzi vietnamiti, che si davano fuoco per rappresentare con il loro martirio la brutalità della guerra; di Jan Palak, che li imitò mentre i carri sovietici invadevano Praga; della cruda immagine del Che sul tavolaccio, cadavere, ma con lo sguardo ancora sognante un mondo abitato da uomini liberi e uguali. Era, ai miei occhi, l'epoca di uno scontro mitico, eroico, fra il bene e il male, la ragione e l'arbitrio, il cielo e la terra. Il telegiornale in bianco e nero trasmetteva le crude immagini di aerei che bombardavano la Moneda, il palazzo presidenziale in Santiago del Cile, e quelle di un uomo con un elmetto in testa e un mitragliatore in mano: era Salvator Allende, che opponeva il proprio corpo al golpe.
Sì! Salvador Allende era soprattutto un massone e la Massoneria ne pervase tutta la esistenza fino all'ultimo istante di vita, assistito nel gesto estremo dal suo medico, anch’egli massone. Allende era anche socialista e marxista, intendendo questa ultima appartenenza come chiave di lettura per la comprensione delle dinamiche sociali ed economiche, che lo hanno visto protagonista. Non fece mai mistero dei suoi “credo”: rivendicò nel partito socialista il diritto di essere massone ed in Loggia il diritto di essere socialista e marxista. Nipote e figlio di Massoni, fu soprattutto il nonno, radicale, medico, G.M. della G.L. del Cile, a influenzarne il cammino etico, deontologico e iniziatico, condensato in questa sua affermazione: "Voglio essere come mio nonno; studiare medicina e aiutare gli umili e i bisognosi nel corpo e nello spirito".
Fu iniziato il 16 novembre 1935 e il suo testamento, conservato negli archivi della Loggia Progresso di Valparaiso, porta queste risposte ai quesiti istituzionali.
- Quali sono i doveri di un uomo verso i suoi simili?
L'uomo è solo un ingranaggio della società e come tale deve mettersi al suo servizio e dedicare la propria esistenza ai propri simili.
- Quali doveri ha un uomo verso sé stesso?
Quello di organizzare la propria esistenza in accordo ad una concezione chiara dei propri doveri, diritti e obblighi che sono tutti legati ai doveri, diritti e obblighi degli altri.
- Quale ricordo vorresti lasciare di te stesso al compimento dei tuoi giorni?
Quello di avere adempiuto agli obblighi a me imposti, di essere stato utile alla società promuovendo ogni giorno il suo perfezionamento morale, spirituale e materiale.
Da allora, iniziato, partecipò attivamente ai lavori delle Officine in cui era stato capitante: prima a Valparaiso e poi a Santiago del Cile dove, divenuto Maetro Venerabile della Loggia Hiram 65, lavorò fino alla sua morte.
Nel 1933 si laureò in medicina con una tesi dal titolo “Higiene mental y Delincuencia”, visse in Cile il Tempo in cui quel Paese era diventato una “Repubblica delle banane”, per la influenza dominante della United Fruit Company (ora Chiquita) e delle Compagnie minerarie, che condizionavano il clima politico di quello Stato, forti dell’assoluto placet governativo.
Nel 1938 fu nominato ministro della Sanità e delle Politiche Sociali in un governo di coalizione, tra radicali e socialisti, entro il quale si adoperò nell'estensione del sistema sanitario pubblico anche alle frange più deboli della popolazione. Fu inoltre autore di una vasta gamma di riforme sociali progressiste, come le leggi sulla sicurezza e la protezione dei lavoratori nelle fabbriche e quelle a tutela della maternità, l'aumento delle pensioni per le vedove, la distribuzione di cibo e i programmi educativi gratuiti per bambini in età scolare.
Nel 1970, a capo del Movimento di Unidad Popular, una larga coalizione che comprendeva al suo interno cattolici, socialisti, radicali e comunisti, fu eletto Presidente del Cile. Davanti un migliaio di Massoni provenienti da tutto il Paese, partecipò quindi alla tornata straordinaria della Gran Loggia di quel Paese e, presa la parola, scolpì una lunghissima tavola nella quale rivendicò con fierezza la propria appartenenza all’Ordine e promise di portare a termine il suo programma di Governo, che altro non era se non la traduzione pratica di quanto aveva scritto nel Gabinetto di riflessione trent’anni prima e che lui si era impegnato a realizzare anche nella vita profana poiché, entrando nell’Obbedienza, aveva giurato di compenetrarsi ed agire sempre da massone: “come cioè deve fare un uomo che aspira e pretende di essere libero e perfetto. Se la Massoneria non agisce collettivamente in ambito sociale e non lo fa attraverso gli uomini che sono fratelli al di là dei templi, è da immaginare che l’azione non può dirsi in funzione del pensiero massonico, ma soggettiva innanzi ai problemi dell’uomo. Il popolo Massonico, per onorare ciò che in tempio è scritto, deve necessariamente essere all’avanguardia nell’impresa di rendere la nostra patria una terra ampia e generosa, non per pochi, ma per tutta la sua popolazione”. L’Oriente e le Colonne, contrariamente all’uso, gli tributarono al termine un lungo applauso.
Detto, fatto! Nei tre anni successivi nazionalizzò gran parte delle industrie estrattive del rame, delle compagnie di telecomunicazioni e di tutte le attività economiche e produttive, fino ad allora in mano al capitale straniero. Continuò, per altro, la coraggiosa opera avviata dal suo predecessore, il democristiano Eduardo Frei, ma non ebbe la forza di completarla, poiché molti esponenti del suo partito gli tolsero l’appoggio. Allende, che non era affatto politicamente uno sprovveduto, riuscì temporaneamente nell’impresa sostenendo che fosse possibile trionfare usando la stessa democrazia borghese e sottolineando che la rivoluzione cilena sarebbe stata “al sapore di empanadas e di vino rosso”, cioè un percorso a sé stante, in accordo con la realtà del Paese, la sua tradizione democratica e le sue caratteristiche culturali. Forse la fortuna o forse la capacità fecero sì che nei tre anni di Unidad Popular la produzione crescesse e crebbero anche gli stipendi e gli alloggi costruiti per la popolazione. Mezzo litro di latte al giorno fu distribuito gratuitamente ad ogni bambino cileno e 50.000 studenti di medicina, di lettere, di agraria formarono una brigada volontaria per portare il loro aiuto nelle lande più desolate del Cile, un Paese che manteneva negli anni Sessanta un tasso di mortalità neonatale dell’8 % e infantile del 17 %. Come ovvio, contemporaneamente vi fu la fuga dei capitali all’estero e una svalutazione della moneta, che aumentò il disavanzo fra export e import (entrambi quasi completamente verso e dagli Stati Uniti), con le conseguenze facili da immaginare. I salari e la produzione erano aumentati ma il potere d’acquisto era diminuito e le casse dello Stato, svuotate dai capitali rifugiatisi oltre confine, non poterono contrastare questa strategia di mirato attacco economico. Cominciarono i camionisti a scendere in piazza e a bloccare i trasporti nel Paese, poi furono i commercianti e quindi fu la piccola e media borghesia, in adesione alla campagna di delegittimazione democratica orchestrata dentro, ma soprattutto fuori dei confini nazionali. Le carte della CIA, desecretate dopo 30 anni, mostrano quale impegno venne profuso da Nixon e Kissinger per rovesciare il governo eletto dal popolo. Le forze militari, da sempre ostili ad Allende, si incaricarono di mettere in pratica le indicazioni ricevute. Schneider però, Capo di Stato Maggiore, si oppose al golpe e ne pagò le conseguenze, con altri numerosi ufficiali fedeli alla Costituzione.
Dopo, fu l’11 settembre: 10.000 assassinati; 130.000 incarcerati e torturati; un numero di “desaparecidos” difficile da stabilire. La Loggia Hiram 65 proseguì comunque i propri architettonici lavori, sebbene epurata di molti suoi esponenti, uccisi o incarcerati dalla nuova giunta.
Forse, in chi bussa alla porta del Tempio lo stigma della Massoneria è già presente, formatosi attraverso la ammirazione di personaggi che non sapeva fossero fratelli massoni: uno di questi è stato Salvator Allende. Di lui, nella orazione funebre postuma pronunciata a Santiago il 4 settembre 1990, il G.M. della G.L. del Cile, Marino Pizzarro, ha detto: “Come Massone, nella sua oscura radice tanto come nel suo più puro ideale, vibrava riconoscibile l’essenza dei nostri principi. Soffrì un dolore fatto di ossa e Patria. Fu un Uomo”.
Lidio Maffi