La visita di Alessandro Magno alla tomba di Achille - PRIMA PARTE

La visita di Alessandro Magno alla tomba di Achille - PRIMA PARTE

Siamo nel 334 a.C., all’inizio della campagna asiatica e Alessandro di Macedonia, figlio di Filippo, a soli ventidue anni, ha appena attraversato l’Ellesponto con il suo esercito.
Prima di affrontare i Persiani vuole compiere un gesto simbolico: rendere omaggio agli eroi omerici, ai modelli che hanno plasmato la sua immaginazione fin da bambino.

Lo sbarco e il salto “alla Achille”
Lo sbarco di Alessandro in Asia nel 334 a.C. è uno degli episodi più densi di significato dell’intera campagna.
Secondo l’Anabasi di Arriano (I, 11, 7), appena giunto presso la costa asiatica, Alessandro scagliò una lancia dal ponte della nave verso la riva, dichiarando di prendere possesso della terra “con la forza della lancia”.

Il precedente omerico e la costruzione dell’identità eroica
Il gesto richiama direttamente il mondo epico: nella tradizione omerica, l’atto di “prendere terra con la lancia” è un simbolo di conquista e di supremazia militare e Alessandro, che portava con sé un’edizione annotata dell’Iliade, era perfettamente consapevole del valore culturale di quel gesto.
Non si trattava, quindi, di una semplice imitazione superficiale, ma di un’auto-rappresentazione:
Alessandro si presentava come erede degli eroi achei, in particolare di Achille, modello costante della sua formazione.

Il significato giuridico e rituale del gesto
Nella mentalità greca la presa di possesso di un territorio poteva essere sancita da un atto simbolico di forza e la lancia, arma per eccellenza dell’oplita e del condottiero, diventava strumento di legittimazione.
Scagliandola sulla riva asiatica Alessandro dichiarava formalmente l’inizio della conquista e affermava che la terra sarebbe stata ottenuta con mezzi militari, trasformando lo sbarco in un rito di appropriazione.
Arriano, che scrive in epoca romana, interpreta il gesto come un atto di κατὰ δόρατος (katà doratos), “per mezzo della lancia”, formula che richiama antichi concetti di diritto bellico. Si tratta di una formula tecnica del linguaggio militare e giuridico greco, già attestata in epoca arcaica, che indica la presa di possesso di un territorio attraverso un atto di forza armata.

La dimensione propagandistica
Il gesto aveva, ovviamente, una funzione immediatamente politica nei confronti dell’esercito macedone, educato alla cultura greca e alla memoria epica, il quale riconosceva in quel simbolo un richiamo potente: Alessandro non stava solo iniziando una campagna militare, ma stava collocando la spedizione in un quadro mitico, trasformando la guerra contro i Persiani in una nuova guerra di Troia.
Lo scopo di questa azione era di rafforzare la coesione dell’esercito, la percezione del re come figura carismatica e predestinata e la narrazione ufficiale della campagna come impresa eroica

La funzione personale: Alessandro e la sua autorappresentazione
Il gesto della lancia è coerente con la psicologia di Alessandro, il quale aveva costruito la propria identità intorno al modello eroico di Achille e la successiva visita a Troia confermerà questa linea interpretativa.
In questo contesto lo sbarco di Alessandro “alla Achille” non è un episodio isolato, ma parte di un programma simbolico che comprende l’omaggio ad Atena Ilias, la sostituzione dell’armatura con armi sacre, la visita alle tombe di Achille e Patroclo, la celebrazione del legame con Efestione in parallelo a quello Achille–Patroclo.

Valutazione storica
Gli studiosi moderni concordano nel ritenere che il gesto, pur essendo storicamente plausibile, sia stato enfatizzato dalle fonti, soprattutto da Arriano che segue Callistene, per sottolineare la dimensione eroica della figura di Alessandro.
Tuttavia, anche se in parte costruito, il gesto è perfettamente coerente con la cultura macedone, la formazione omerica del re, la necessità di legittimare la campagna asiatica come impresa panellenica e la strategia comunicativa di Alessandro

La visita al santuario di Atena Ilias
Appena giunto a Ilio, la Troia omerica, Alessandro offrì sacrifici ad Atena Ilias, protettrice della città e depose nel tempio della Dea la propria armatura, prendendo in cambio armi sacre conservate lì, ordinando che due giovani nobili macedoni le portassero davanti a lui in battaglia, come reliquie viventi.
Si trattava un gesto simbolico potentissimo in quanto, combattere con armi “omeriche” significava inscriversi nella stessa linea eroica.

La tomba di Achille
Plutarco racconta che Alessandro si recò poi alla tomba di Achille, accompagnato dal suo amico più caro, Efestione, dando seguito al momento più celebre della sua visita a Troia.
Il rituale che compì alla tomba dell’eroe omerico è ampiamente descritto dalle fonti: Alessandro incoronò la tomba di Achille con una ghirlanda ed Efestione fece lo stesso sulla tomba di Patroclo
Il parallelismo era evidente e voluto: Alessandro si identificava con Achille, Efestione con Patroclo.

A. R.

Delta on-line

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