Per l'equinozio di autunno

Per l'equinozio di autunno

Il mondo moderno, preso com’è dalla sua frenesia competitiva e materialistica, da quei metalli che noi cerchiamo di tenere lontani dalle porte del Tempio, si è dimenticato dei cicli cosmici, ma nulla ci impedisce oggi di celebrare un rito collettivo, che è al tempo stesso una meditazione sull’equilibrio degli opposti che si verifica nel giorno dell’equinozio d’autunno.


Tuttavia i lavori massonici rituali si interrompono tradizionalmente con il Solstizio d’Estate, per riprendere, dopo tre mesi, all’Equinozio d’Autunno.
L’ equinozio è il momento astronomico in cui giorno e notte hanno la stessa durata.
In questi giorni l’entrata del Sole nel segno della Bilancia, segno di equilibrio, ci ricorda che questi sono gli ultimi giorni in cui le forze opposte si bilanciano e che poi l’oscurità vincerà, per i successivi sei mesi, sulla luce.
Nella Tradizione iniziatica questo momento rappresenta quasi un ponte, un tempo per la meditazione interiore, durante il quale, nella luce tenue delle giornate d’autunno pare assottigliarsi la separazione tra ciò che è visibile e ciò che è invisibile.
Per molte culture l’Equinozio d’Autunno fu giorno di celebrazione.
Nell’antica Grecia si celebravano annualmente i Misteri Eleusini, che presero nome dalla città in cui si svolgevano: Eleusi, nei pressi di Atene. Erano dedicati al culto di Demetra, divisi in Piccoli Misteri celebrati all’Equinozio di Primavera e Grandi Misteri celebrati in Autunno con deambulazioni notturne e rivelazioni di simboli segreti, fino all’esperienza del rapimento mistico.
Secondo il mito, Persefone, figlia della Dea Demetra che regolava i cicli vitali della terra, fu rapita e condotta agli inferi dal Dio Ade, re degli Inferi e del sottosuolo che ne fece la sua sposa, dopo averle fatto mangiare dei semi di melagrana (cibo infero) che la costringevano a ritornare periodicamente da lui.
Autunno e inverno sono così lo specchio della disperazione di Proserpina nei sei mesi in cui Persefone, divisa tra l’amore per la madre e quello, dovuto, al suo sposo oscuro è costretta a tornare negli inferi. Sono questi i mesi in cui la terra è triste, spoglia e piena di nostalgia.
I Celti celebravano riti di passaggio detti Samhain proprio in questi giorni, festeggiando l’Equinozio d’Autunno con il nome di Mabon, giovane Dio della vegetazione e dei raccolti, figlio della Dea Madre Modron.
Nella tradizione druidica l’Equinozio d’Autunno veniva chiamato Alban Efed, che significa “La Luce dell’Acqua” e che era la seconda festività del raccolto che segnava la fine della mietitura. Ancora una volta il giorno e la notte sono in perfetto equilibrio.
Durante la Rivoluzione Francese, dal 1793 al 1805, il giorno dell’Equinozio d’Autunno divenne il primo giorno dell’anno e ancora oggi in Giappone èn una festività dedicata al culto degli avi e della famiglia.
Esiste anche una connessione tra i significati equinoziali e la festa dell’Arcangelo Michele che ricorre in questi giorni. L’Arcangelo, armato di spada, separa l’anima dal corpo poiché l’anima è destinata a viaggiare e visitare altri mondi e non rimanere indefinitamente sulla terra. Dall’Arcangelo Michele occorre imparare il discernimento e la selezione, separando ciò che è puro da ciò che è impuro, l’utile dall’inutile, il nocivo dal salutare.
La festa dell’Arcangelo Michele viene ancora celebrata in molte aree rurali e soprattutto nel Meridione d’Italia. Legato alla forza solare e al vigore del braccio, San Michele appare, nell’iconografia tradizionale, come un difensore della Luce che con una spada abbatte un mostro simbolo delle forze ctonie e del male.
Nella Loggia individuo e comunità sono contemporaneamente soggetti ed oggetti del percorso iniziatico in un interscambio continuo che è garanzia di crescita.
Nel momento in cui il vigore fisico della natura pare affievolirsi e ci sentiamo più deboli e smarriti, dobbiamo trovare in noi una forza interiore per attraversare l’abisso e ricominciare il nostro cammino incessante in un nuovo ciclo.
Leviamo allora idealmente i nostri calici nella stagione della vendemmia e brindiamo:

 


Alla Terra per la stabilità nel mantenere la casa, il lavoro, la salute ed il benessere.
All’Aria per l’ispirazione che aiuta nella conoscenza e nella reciproca comprensione.
Al Fuoco per l’energia che ci aiuta e ci sostiene.
All’Acqua per il suo scorrere gentile che ci aiuta a mantenere la calma e l’equilibrio nei nostri rapporti.

Liberamente tratto dall'archivio di Delta (A. P.)

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