I legami fra una persona e noi esistono solo nel nostro pensiero. La memoria, nell’affievolirsi, li allenta, e, malgrado l’illusione da cui vorremmo lasciarci ingannare, e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi soltanto esistiamo. L’uomo è l’essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in se stesso, e se dice il contrario mente.
Proust, Alla ricerca de tempo perduto; Albertine scomparsa
Gli organi di senso si sono evoluti per offrirci una visione del mondo esterno precisa e incredibilmente dettagliata, consentendoci di vedere il mondo a colori e in tre dimensioni, di percepirne il movimento, la struttura, la non casualità, le configurazioni, gli schemi e una grande varietà di altre caratteristiche, fornendoci così una visione precisa e particolareggiata della realtà, proprio come ci aspetteremmo se la verità sul mondo esterno ci aiutasse ad affrontarlo in modo più efficace. Spesso, però, una volta arrivate nel cervello, queste informazioni giungono alla mente cosciente alterate e distorte, inducendoci a negare la verità a noi stessi, proiettando su altri caratteristiche che in realtà sono le nostre, per poi attaccarli. Reprimiamo ricordi dolorosi creando ricordi completamente falsi; giustifichiamo comportamenti immorali; agiamo spesso per riuscire ad avere un’opinione ancora più alta di noi stessi, attivando una serie di meccanismi di difesa dell’ego.
Queste tendenze producono effetti negativi sul nostro benessere biologico, svilendo e distruggendo la verità, modificando le informazioni acquisite in modo che alla coscienza arrivi il falso: perché quindi la selezione naturale dovrebbe aver favorito i nostri meravigliosi organi di percezione per poi farci distorcere sistematicamente le informazioni raccolte? Perché pratichiamo l’autoinganno? Qual è il vantaggio biologico per chi pratica l’autoinganno? In che modo l’autoinganno aiuta i nostri geni a sopravvivere e a riprodursi accrescendone il successo riproduttivo e genetico individuale?
Mentre nell’approccio biologico il vantaggio è definito in funzione della sopravvivenza e della riproduzione, nell’approccio psicologico il “vantaggio” consiste spesso nel fatto di sentirsi meglio o essere più felici: se essere più felici è associato a una sopravvivenza e a un successo riproduttivo maggiori, come previsto, perché mai dovremmo usare un meccanismo dubbio, e potenzialmente costoso, come l’autoinganno per essere più felici? L’autoinganno, infatti, comporta i costi previsti dello stato di alienazione dalla realtà, anche se il nostro autoinganno tende a imporre costi esorbitanti agli altri, mentre i suoi benefici, quali che siano, vanno a noi.
In che modo, dunque, l’autoinganno si ripaga da sé dal punto di vista biologico? Come fa ad accrescere effettivamente la sopravvivenza e la riproduzione?
La tesi fondamentale è che l’autoinganno si evolve al servizio dell’inganno, per imbrogliare meglio gli altri. A volte giova all’inganno anche alleggerendo il carico cognitivo nel momento in cui lo si pratica e a volte fornisce anche una facile difesa dalle accuse di inganno: “non ero consapevole delle mie azioni”. Nel primo caso, chi si autoinganna non lancia nessuno dei segnali associati a un inganno mediato dalla coscienza e così evita di farsi scoprire. Nel secondo, il processo effettivo di inganno è reso cognitivamente meno costoso grazie al trattenimento di parte della verità nell’inconscio, in modo che, quando l’inganno viene scoperto, ci si difende più facilmente, giustificandolo agli altri come inganno perpetrato inconsciamente.
Certo, come un tempo avevo detto ad Albertine: “Non vi amo” perché lei mi amasse, “Dimentico quando non vedo le persone” perché mi vedesse spesso, “Ho deciso di lasciarvi” per prevenire ogni idea di separazione, ora le dicevo “Addio per sempre” perché volevo assolutamente che ritornasse entro otto giorni; le dicevo: “Riterrei pericoloso vedervi” perché volevo rivederla; le scrivevo “Avete avuto ragione, saremmo felici insieme”, perché vivere separato da lei mi sembrava peggio della morte. Ahimè, quella lettera piena di finzioni, scrivendola per non avere l’aria di tenere a lei (sola fierezza che sopravvivesse del mio antico amore per Gilberte nel mio amore per Albertine) e anche per la dolcezza di dire certe cose che potevano commuovere soltanto me e non lei, avrei dovuto innanzitutto prevedere che potesse avere come risultato una risposta negativa, che riconoscesse cioè quanto io affermavo; che anzi era probabile che fosse così, perché, quand’anche Albertine fosse stata meno intelligente di quanto non fosse, non avrebbe dubitato un istante che quanto le dicevo fosse falso.
Proust, Alla ricerca de tempo perduto; Albertine scomparsa
La dinamica dell’inganno e dell’autoinganno e della sua individuazione sono state studiate in un ampio ventaglio di altre specie animali, con il vantaggio che negli altri possiamo cogliere aspetti che non riusciamo facilmente a vedere in noi stessi, consentendo la formulazione di alcuni principi generali: ingannatore e ingannato sono intrappolati in una battaglia di coevoluzione che migliora di continuo gli adattamenti dell’uno e dell’altro. Uno di questi adattamenti è l’intelligenza: l’individuazione dell’inganno, e spesso la sua diffusione, sono state forze determinanti a favore dell’evoluzione dell’intelligenza; paradossalmente, la disonestà è stata spesso la lima che ha permesso di affilare gli strumenti intellettuali per arrivare alla verità
Riguardo ai meccanismi di base, studi di neurofisiologia mostrano che la mente cosciente è più che altro un osservatore a posteriori, mentre al comportamento stesso di solito si dà inizio inconsciamente. Inibire artificialmente l’attività delle regioni cerebrali legate all’inganno migliora la qualità dell’inganno, mentre l’eliminazione dei ricordi può essere realizzata consciamente inibendo l’attività cerebrale delle regioni pertinenti.
Concetto importante è quello dell’autoinganno imposto, quando cioè mettiamo in atto autoinganni che sono altri ad imporci. La possibilità che l’autoinganno si evolva come meccanismo puramente difensivo viene scartata, a parte il caso dell’autoinganno che va direttamente a vantaggio di se stessi, senza inganno degli altri. L’effetto placebo costituisce un esempio interessante.
La logica dell’autoinganno si applica inoltre con particolare efficacia alle interazioni familiari e sessuali, nelle quali sono coinvolti conflitto e cooperazione in relazione alla riproduzione, obiettivo primario della vita. Le interazioni familiari possono operare una selezione a favore di un sé diviso, con la metà materna in conflitto con quella paterna, portando una sorta di “inganno reciproco di sé”. Le relazioni sessuali sono altrettanto cariche di conflitti, e inganni e autoinganni, dal corteggiamento alle associazioni a lungo termine.
Ancora, vi è una stretta correlazione tra il sistema immunitario e la psiche, tale che spesso l’autoinganno si accompagna a effetti immunitari importanti, che vanno presi in considerazione per la comprensione degli effetti biologici della nostra vita mentale. Una svariata gamma di studi di psicologia sociale mostra come la mente distorce le informazioni, quando le evitiamo del tutto, oppure le codifichiamo, ricordiamo o ripetiamo agli altri ad altri in modo sbagliato, attraverso meccanismi quali il diniego, la proiezione e i continui sforzi per ridurre la dissonanza cognitiva.
L’autoinganno, inoltre, è intimamente legato alle false narrazioni storiche, alle bugie che ci raccontiamo riguardo al nostro passato, di solito per perdonare noi stessi e accrescere il nostro prestigio personale. Ruolo importante lo ha nello scatenamento di guerre insensate e interagisce in modi significativo con la religione, che funge tanto da antidoto quanto da acceleratore dell’autoinganno.
Il tempo passa, e a poco a poco tutte le bugie che ci dicevano diventano verità, lo avevo sperimentato anche troppo con Gilberte; l’indifferenza da me simulata quando non la smettevo di singhiozzare aveva finito col diventare realtà; a poco a poco la vita, come dicevo a Gilberte con una formula menzognera e che retrospettivamente si era rilevata vera, la vita ci aveva divisi. Me lo ricordavo. Mi dicevo: “Se Albertine lascia passare qualche mese, le mie bugie diventeranno verità.
Proust, Alla ricerca de tempo perduto; Albertine scomparsa
L’inganno è una caratteristica molto profonda della vita; è presente a tutti i livelli, essendo praticato dai virus, dai batteri, dalle piante, dagli insetti e da una vasta gamma di altri animali. Prospera persino all’interno del nostro genoma, in quanto geni “egoisti “usano tecniche molecolari ingannevoli per riprodursi in eccesso a spese di altri geni. L’inganno contagia tutte le relazioni fondamentali della vita: quelle tra parassiti e ospiti, tra predatori e prede, tra piante e animali, tra maschi e femmine, tra vicini, tra genitori e figli, e persino la relazione che un organismo ha con se stesso.
I virus e i batteri spesso mettono in atto inganni per riuscire a entrare nell’ospite, ad esempio, imitando parti del corpo in modo da non essere riconosciuti come elementi estranei, oppure, come fa l’HIV, continuando a modificare le proteine di rivestimento con una tale frequenza da rendere quasi impossibile l’organizzazione di una difesa permanente. Per i predatori è vantaggioso essere invisibili alle prede o somigliare a qualcosa che le attrae, mentre per le prede è vantaggioso essere invisibili ai predatori o avere l’aspetto di qualcosa di nocivo, come per esempio una specie velenosa o un loro predatore.
Che cosa sia esattamente l’autoinganno, alcuni filosofi affermano sia una contraddizione in termini, impossibile per definizione. Come può essere che il sé inganni se stesso? Ciò non richiede che sappia quel che non sa? Questa contraddizione si può facilmente evitare definendo il sé come la mente cosciente, di modo che l’autoinganno avviene quando la mente cosciente viene tenuta all’oscuro. Può capitare che siano immagazzinate allo stesso tempo informazioni vere e false soltanto se la verità è nella mente cosciente e il falso in quella cosciente. Il punto fondamentale per definire l’autoinganno è che le informazioni vere, di preferenza, vengono escluse dalla coscienza e, se non vengono eliminate del tutto, sono conservate a un livello variabile di incoscienza. Se la mente agisce abbastanza rapidamente, non occorre conservare alcuna versione della verità. Resta da spiegare il perché le informazioni false finiscono nella mente cosciente, che potrebbe ragionevolmente essere quella che questa organizzazione controintuitiva esista a beneficio della capacità di manipolare gli altri. Nascondiamo la realtà alla nostra mente cosciente per celarla meglio agli spettatori esterni. Forse conserviamo una copia delle informazioni, o forse no, ma indubbiamente agiamo al fine di impedire agli altri di accedervi.
Del resto, se, dalla mattina alla sera, non smettevo di soffrire per la partenza di Albertine, ciò non significava che pensassi soltanto a lei. Da una parte, avendo il suo fascino pervaso uno a uno oggetti che le erano ormai lontanissimi ma non meno elettrizzati da quella stessa emozione che mi dava, se qualcosa mi faceva pensare a Incarville o ai Verdurin, o a una nuova parte di Léa, un flusso di sofferenza venne a colpirmi. D’altra parte, quanto a me, quel che io stesso chiamavo pensare ad Albertine, era pensare al modo di farla tornare, di raggiungerla, di sapere cosa facesse. Cosicché se, durante quelle ore di interminabile martirio, un grafico avesse potuto rappresentare le immagini che accompagnavano la mia sofferenza, si sarebbero viste quelle della stazione di Orsay, dei biglietti di banca offerti alla signora Bontemps, di Saint-Loup curvo sul banco inclinato di un ufficio telegrafico, intento a riempire un modello di telegramma per me, mai l’immagine di Albertine.
Proust, Alla ricerca de tempo perduto; Albertine scomparsa
L’inganno produce la capacità mentale di individuarlo attraverso il miglioramento delle capacità intellettuali, che stimola la selezione di sistemi di inganno più sottili, i quali a loro volta provocano la selezione di capacità più raffinate di scoprire l’inganno. Poiché l’obiettivo della comprensione è un bersaglio mobile, che si evolve in modo da superare la capacità di scoprirlo, proliferano discriminazioni sempre nuove. La capacità di riconoscere un inganno richiede talenti particolari che non sono necessari per distinguere un bersaglio che non è capace di nascondersi o non è interessato a farlo. Probabilmente, quindi, l’inganno è stato un fattore importante che ha favorito l’intelligenza, e certamente lo è stato per specie molto sociali. La prova più convincente di un forte ruolo dell’intelligenza nell’inganno, proviene da uno studio del cervello di scimmie antropomorfe, che ha evidenziato che le dimensioni del neopallio, il cd cervello sociale, o meglio, la percentuale del cervello che occupa, è correlata positivamente all’uso dell’inganno tattico in natura, che comprende ogni genere di inganno che offra manifestamente un vantaggio. Le dimensioni relative del neopallio, a loro volta, sono una buona misura dell’intelligenza relativa, specie dell’intelligenza sociale: tra le scimmie antropomorfe, più la specie è intelligente e più inganni attua. E questo, forse, vale anche per l’autoinganno: più i bambini sono intelligenti, per la loro età, più mentono.
I dati derivanti dallo studio della neurofisiologia dell’inganno e dell’autoinganno suggeriscono un ruolo molto ridotto per la mente cosciente nel guidare il comportamento umano. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la mente cosciente sembra restare indietro rispetto all’inconscio tanto nell’azione quanto nella percezione, limitandosi a osservare l’azione, molto più che darvi inizio. Una parte del cervello, nel corso dell’evoluzione, sarebbe stata cooptata per inibirne un’altra; allo stesso tempo, le ricerche di psicologia sociale hanno chiarito che il tentativo di reprimere il pensiero a volte produce un effetto rebound e il pensiero si ripresenta con maggiore frequenza. Nel caso del cd autoinganno indotto, la persona che si autoinganna agisce a vantaggio non di se stessa, bensì di qualcuno che induce l’autoinganno. Può essere un genitore, un partner, un gruppo di parenti, la società, ed è in ogni caso un fattore molto importante nella vita umana. Si tratta sempre di autoinganno, ma non a nostro vantaggio, significando che dobbiamo stare in guardia per evitare questo destino, stando sulla difensiva, non con l’autoinganno, ma con una maggiore consapevolezza. Considerando la visione opposta e tradizionale, secondo la quale l’autoinganno ha una funzione puramente difensiva, ad esempio per proteggere il nostro grado di felicità di fronte alla realtà, pur non avendo un senso coerente come verità generale, può a volte davvero imbrogliare noi stessi per il nostro vantaggio personale e senza effetti sugli altri, come a dimostrarlo l’effetto placebo e l’ipnosi, che producono benefici diretti per la salute.
Come in tutto il corso della nostra vita il nostro egoismo vede continuamente davanti a sé i fini preziosi per il nostro io, ma non guarda mai quell’io stesso che non smette mai di considerarli, così il desiderio che guida i nostri atti scende verso di essi, ma non risale fino a se stesso, sia che, mirando troppo al suo utile, si precipiti nell’azione e disdegni la conoscenza, sia che ricerchiamo l’avvenire per correggere le delusioni del presente, sia che la pigrizia della mente la spinga a scivolare sul pendio agevole dell’immaginazione piuttosto che a risalire la china scoscesa dell’introspezione.
Proust, Alla ricerca de tempo perduto; Albertine scomparsa
Certamente l’inganno e l’autoinganno ci offrono un interminabile spettacolo di assurdità, comiche e tragiche, piccole e grandi, evidenziando che nessuno è immune da questa malattia e nessuno ne ha il monopolio. Come sarebbe infatti possibile, senza l’inganno e l’autoinganno, che in tutto il mondo persone di varie confessioni uccidano le proprie figlie e sorelle spesso per violazioni di poco conto dei costumi sessuali locali, dichiarandosi moralmente indignati e scandalizzati dalle trasgressioni che li hanno costretti ad adottare misure estreme?
Per finire, una caratteristica dello studio dell’inganno e dell’autoinganno è che non resteremo mai senza esempi: al contrario, la velocità a cui vengono generati supera quella a cui possiamo decostruirli. Tutti possiamo partecipare ad accrescere la nostra consapevolezza, non solo gli accademici e gli scienziati.
La logica per comprendere l’autoinganno è semplice e il fenomeno universale.
Mario A.