Spes ultima dea ovvero dell'Amore

Spes ultima dea ovvero dell'Amore

Oggi celebriamo la Speranza e l'Amore.
Per far questo è necessario aprirsi, al mito, al logos, alla fantasia, vivificando il Rito e accogliere il fecondante primo raggio di sole iemale.
Questo primo raggio potremmo identificarlo con Arpocrate Har-p-çrát «Horo, fanciullo». P-çráť sta per dai piedi molli, delicato, vacillante, proprio come il sole nascente in questa stagione. Arpocrate non è solo il dio del silenzio come la tradizione greca ci ha tramandato ed abbiamo accolto, è il sole neonato.

 

 

“lside si uni ad Osiride anche dopo la sua morte, partorì un figlio prematuro e rachitico negli arti inferiori, Arpocrate”. (Porfirio, Iside e Osiride, Adelphi, Milano 2009, p. 79) Porfirio più avanti così continua: “Osiride sarebbe seppellito proprio nella stagione in cui il frutto sta nascosto sotto terra ancora sotto forma di seme, e poi tornerebbe a rivivere e a farsi vedere quando anche la pianta comincia a spuntare. E così anche si dice che Iside, accortasi di essere incinta, mise al collo un amuleto, il sesto girono del mese Faofi, e partorì Arpocrate all'epoca del solstizio invernale dandolo alla luce ancora imperfetto e immaturo, in mezzo ai primi fiori e ai primi frutti spuntati in anticipo sulla stagione. È per questo che gli Egiziani offrono a questo dio i frutti novelli delle lenticchie e festeggiano i suoi natali dopo l'equinozio di primavera” (Ivi, p. 132).

Il mito della nascita di Arpocrate prematuro potrebbe essere sufficiente a raccontare la Speranza e l'Amore unitamente alla trasmissione, trasmissione che è uno dei doveri primari degli iniziati. Ho usato volutamente il condizionale perché non è sufficiente se non comprendiamo appieno di quale Speranza e di quale Amore parliamo.

Restiamo nel mito, con Esiodo, Opere e giorni, Il mito di Pandora: “Prima infatti sopra la terra la stirpe degli uomini viveva / lontano e al riparo dal male, e lontano dall'aspra fatica, da malattie dolorose che agli uomini portan la morte / veloci infatti invecchiano i mortali nel male. Ma la donna, levando con la sua mano dall'orcio il grande coperchio, / li disperse, e agli uomini procurò i mali che causano pianto. / Solo Speranza, come in una casa indistruttibile, / dentro all'orcio rimase, senza passare la bocca, né fuori / volò, perché prima aveva rimesso il coperchio dell'orcio / per volere di Zeus egioco che aduna le nubi”.

Mettendo da parte l'apertura dell'orcio da parte di Pandora, non stupirebbe se ad aprirlo sia stato suo marito Epimeteo, fratello di Prometeo, il cui nome significa “colui che pensa dopo aver agito”. Scopriamo che la Speranza è nell'orcio assieme agli altri mali. Questa è un male se è una vana Speranza; sperare stando fermi, immobili senza nulla fare è l'assoggettarsi agli eventi e ai moti che influenzano il mondo, anche il nostro mondo. Non guardiamo alla speranza come il peggiore dei mali, perché prolunga il tormento degli uomini di nietzschiana memoria, ma volgendo lo sguardo ad Aristotele, e guadiamo ad essa, come “atto, è un moto della volontà, e come abito è una retta disposizione di essa, cioè una virtù che tende al bene, non presente ma futuro, non facile ma arduo e tuttavia possibile a conseguire” (Treccani 1936).

Dobbiamo padroneggiare l'òrexis, quella spinta, quella aspirazione, quella energia direttrice da porre sotto la volontà.

Giunti quasi al termine di queste riflessioni, dobbiamo accennare all'amore che è principio primo e cardine dell'Universo, cardine dell'uomo e delle relazioni tra macrocosmo e microcosmo. È ovvio che non parliamo di quell'amore sdolcinato che è tra le malattie dell'Occidente morente e neanche di quello che si può rintracciare nella letteratura volgare. La volontà, la speranza, e le altre virtù e caratteristiche dell'esserci sulla via iniziatica, come il sapere e il tacere resterebbero incompiute senza l'Amore, che è mago. Questo amore che in Bruno può corrispondere all'Anima Mundi che permea il mondo vivente.

“Oltr'a questo si chiama l'Amore sophista e mago [...]. Ma perché si chiama l'Amore mago? Perché tutta la forza della magica consiste nello amore: l'opera della magica è uno certo tiramento dell'una cosa dall'altra per similitudine di natura. Le parti di questo mondo, come membri d'uno animale dependendo tutte da uno Auctore, si connectono insieme per comunione di natura [...] Adunque l'opere della magica sono opere della natura, e l'arte è ministra; perché l'arte, quando s'avede che in qualche parte non è intera convenientia tra le nature, supplisce a questo in tempi debiti per certi vapori, qualità, numeri, figure, così come nell'agricoltura la natura parturisce le biade e l'arte aiut'a preparare la materia” [M. Ficino, El libro dell'amore (VI-10)].

È l'amore per il bello, l'amore Gran Demone stando alle parole di Platone, figlio di Penia (povertà) e Poro (ingegno, espediente), quell'amore che mai potremo pienamente soddisfare ma che ci guiderà verso il bello, che per definizione è buono e giusto, verso quella luce che ci bagna e guida nelle tenebre delle nostre lacerazioni.

La parola incespica sempre davanti all'Assoluto e all'Amore, quindi, meglio avviarsi sulla strada che porta al silenzio. La conquista dell'inesprimibile prevede sempre un sacrificio, Sacrificio che è, in questo caso, rendersi sacri, altro da ciò che si era prima. Come nelle iniziazioni pienamente realizzate vi è un mutamento ontologico dell'esserci.

Come la natura anche noi mutiamo e abbiamo le nostre stagioni, oggi il sole solstiziale riprende il suo viaggio dalla fanciullezza alla maturità. Oggi riprende quel viaggio che con la Speranza e l'Amore porterà prima alle gioie dell'equinozio di primavera, poi alla raccolta delle messi di quello d'estate. Questo è in parte il nostro viaggio, il nostro dovere di uomini e donne portatori di luce, tedofori che corrono per trasmettere ciò che hanno ricevuto (questo è uno dei segreti dell'amore). Questa trasmissione è intimamente Nostra, così intimamente nostra da essere memento e divisa della famiglia cui apparteniamo.

Qui Quasi Cursores Vitae Lampada Tradunt.

Michele Leone

Delta on-line

Delta on-line, erede della storica pubblicazione, ha lo scopo di comunicare più agevolmente e ad un maggior numero di lettori articoli di cultura massonica.

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